La storia

Bassotto-in-piazza

Quel “piccoletto” che ogni mattina, andando al lavoro nella mia Venezia, vedevo girare su e giù per le calli destreggiandosi abilmente fra le gambe dei mille turisti, attraeva la mia attenzione e mi incuriosiva.
Giorno dopo giorno mi resi conto che inconsciamente il mio occhio lo cercava ed il mio cuore desiderava incontrarlo. Dovetti ammettere con me stessa che il solo vederlo mi metteva di buon umore e mi disponeva ad affrontare la mia giornata lavorativa con animo più sereno.
Inconsapevolmente quell’esserino buffo era il mio “buon auspicio” del giorno che iniziava.
Vagava con aria fiera e si capiva che nulla lo spaventava: un piccolo pacifico guerriero.
Ma dove andava così spedito e sicuro di sé? Sembrava conoscesse perfettamente la meta e che avesse un appuntamento quotidiano, ma forse a me nemmeno importava, perché il solo vederlo mi faceva “star bene”.

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Fu così che il seme della passione per il bassotto si insinuò nel mio cuore per mai più andarsene.

In famiglia avevamo avuto solo cani di grossa taglia ed io sapevo che per mio marito solo quelli erano “veri cani” e che il suo cane  non avrebbe potuto essere che un dobermann come la ns. Asia che aveva allietato e reso ancor più bella la vita di noi giovani sposi.
La sua dipartita aveva lasciato un vuoto così grande ed un dolore così forte che ci eravamo ripromessi di non prendere più un cane con noi.

camilla-expo-amatoriale-fauglis-di-gonars-2012-jbob-e-bob        Ma quel bassottino nero dall’aria aristocratica, fiero, coraggioso eppure dagli occhioni tanto dolci, faceva vacillare in me sia l’amore per i cani di grossa taglia, sia l’impegno di non possederne più.

Un giorno venni a sapere che a Bologna ci sarebbe stata l’esposizione mondiale di bassotti e decisi che io ci sarei andata, con o senza marito. Mi feci coraggio e lo dissi a lui con tono talmente risoluto che non se la sentì di tentare di dissuadermi e, per non lasciarmi affrontare il viaggio da sola, decise di accompagnarmi.

Passammo una splendida giornata ed io ebbi chiara l’impressione che come per me, anche per mio marito fosse stata tale. Tuttavia evitai di farglielo notare per timore di essere smentita anche solo per il gusto di non volerlo ammettere.

Il mattino successivo al risveglio mio marito mi confessò di essere stato affascinato dai bassotti presenti alla manifestazione e mi propose di tornare. Riaffrontammo il viaggio e passammo un’altra bellissima giornata e da quel momento fu “amore e passione” per il bassotto e con esse il “via libera” all’ingresso nella ns. famiglia del nostro primo bassotto, una femmina di nome Osiride del Gotha.

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